feb 08 2010
L’Italia si conferma campionessa della censura in Europa. La sentenza del Tribunale di Bergamo, che segue la decisione della Corte di Cassazione, permetterà di imporre nuovamente agli ISP italiani di censurare The Pirate Bay, il sito che conta 27 milioni di utenti nel mondo. Grazie alle risorse tecniche contro la censura utilizzate con successo in regimi oppressivi come Cina e Iran, sarà comunque uno scherzo aggirare qualsiasi oscuramento. Vi proponiamo inoltre l’intervista che abbiamo realizzato con Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi, avvocati difensori di The Pirate Bay.
Dopo l’interrogazione dell’8 dicembre 2009 presentata da Christian Engström, rappresentante del Pirate Party al Parlamento Europeo, la preoccupazione sugli effetti che il trattato ACTA produrrebbe sul quadro legale comunitario diventa sempre maggiore, tanto da indurre altri parlamentari a fare altrettanto, Axel Voss e Ivo Belet (PPE), Alexander Alvaro (ALDE) e Britta Thomsen (S&D). Invece in Italia…
FFII ed altre organizzazioni denunciano una manovra finalizzata a gettare le basi per minimizzare il ruolo del Parlamento Europeo e di quelli dei Paesi Membri nelle procedure di approvazione degli accordi commerciali internazionali.
Come nei film sui morti viventi, le proposte per un’imposizione più dura e anacronistica del monopolio intellettuale sono pronte a rialzarsi nel Parlamento Europeo. Liquidati Toubon, Medina Ortega e Fourteau, Ms Gallo (gruppo Democratico Cristiano) si propone come loro degna erede con una proposta di risoluzione che condensa il peggio dei dogmi sul copyright e i brevetti. Il rapporto Gallo è intimamente connesso ad ACTA ed è un primo maldestro tentativo verso l’adeguamento del quadro legale europeo all’accordo segreto.
Il pubblico dominio è la materia prima da cui deriva la nuova conoscenza e da cui nascono nuovi lavori creativi. Appartiene a tutti, ma spesso non è difeso da nessuno. In un’epoca in cui per la prima volta nella storia abbiamo gli strumenti che ci consentono libero accesso a gran parte della nostra cultura e della nostra conoscenza condivisa, è importante che policy maker e cittadini rafforzino il concetto legale che garantisce accesso e riutilizzo liberi e illimitati.
gen 27 2010
Il decreto Romani, definito anche “censura-Internet”, viola esplicitamente due Direttive e rappresenta un pericoloso precedente, all’interno dell’Unione Europa, che mira a bloccare lo sviluppo della società dell’informazione nonché a gettare sulle spalle degli intermediari un obbligo generale di controllo e l’onere della censura preventiva sui contenuti generati dagli utenti.

Il 26 gennaio, in Messico, riprendono i negoziati ACTA. Si tratta, nelle intenzioni, della penultima riunione prima della sottoscrizione dell’accordo. Uno degli scopi principali è introdurre una censura a livello globale su Internet costringendo i provider a sottoscrivere accordi “volontari” per il filtraggio di siti e contenuti. I governi nazionali? Scavalcati.
In Internet, i tentativi da parte dell’industria del monopolio intellettuale di caricare gli intermediari quali ISP e host di responsabilità, a dispetto del principio di mere conduit sancito per legge nell’Unione Europea, presentano notevoli somiglianze con la strategia di censura del governo cinese. Vi proponiamo la traduzione di un articolo di Mike Masnick, comparso su TechDirt.
Un nuovo comunicato stampa di FAPAV rilasciato con lo scopo di fornire elementi utili ad una migliore comprensione della controversia presenta una serie di inesattezze tali da rendere il caso ancora meno trasparente.
Le forze dell’ordine aiutano le industrie dell’audiovisivo a spiare illegalmente gli utenti Internet? Riportiamo le dichiarazioni di Marco Beltrandi, deputato radicale, e Luca Nicotra, segretario dell’associazione radicale Agorà Digitale in merito ad un’interrogazione parlamentare sulla vicenda.
Durante il discorso di apertura al Parlamento Europeo, il Commissario Designato per il Mercato Interno e i Servizi Finanziari ha ammesso che, in relazione ad ACTA, è importante cambiare il quadro legislativo europeo. Si tratta della prima ammissione ufficiale dell’Unione in tal senso.
gen 15 2010
Posted by Luigi Di Liberto as Attivismo
Alan Ellis, l’amministratore del sito torrent OINK chiuso nel 2007 è stato assolto con formula piena. Lo apprendiamo da TorrentFreak e plaudiamo a questa sentenza nell’auspicio che anche la giustizia svedese abbia la stessa lungimiranza di quella inglese nel processo d’appello agli admin di The Pirate Bay
Coniugando robustezza e sorprendente facilità d’uso, l’Internet Invisible Project (I2P) è un’arma micidiale contro la censura e uno strumento che rafforza enormemente la privacy. La tecnologia viene in soccorso della libertà d’espressione.
Altroconsumo informa che il Ministro Bondi, senza far tanta pubblicità, aveva già firmato il decreto SIAE, detto anche tassa sui cellulari o iniquo compenso, fin dal 30 dicembre. Altri 250 milioni di euro prelevati dalle tasche degli italiani per finanziare una società che promuove il monopolio intellettuale, una piaga perniciosa sia per l’economia sia per l’innovazione.
Link all’articolo di Marco Pierani.
Riportiamo integralmente il comunicato stampa del senatore Vita e dell’On. Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21. Se per la prima parte del comunicato si può mestamente dire che stava in preventivo, altrettanto non si può fare quando si tendono ad inserire in un decreto attuativo norme estranee al disposto della direttiva che deve recepire ed in contrasto con altre direttive correlate. Se ciò accadesse sarebbe una ulteriore mortificazione della legalità e un decadimento dello stato di diritto.
gen 14 2010
Colpo di scena in Francia: il Ministero della Cultura risponde ufficialmente alle richieste di chiarimenti e ammette che l’indirizzo IP non può essere considerato una prova di colpevolezza.
Ultimi Commenti